Fenomenologia dell’Attesa Ottobre 5, 2007
Innumerevoli sono i modi dell’attendere.
Il classico “far avanti ed indietro” caratterizza l’esemplare maschio che popola i corridoi dei reparti maternità, mentre la compagna è impegnata nell’impresa eroica di renderlo padre, ovvero consacrarlo ad una nuova vita votata al sacrificio ed alla responsabilità, oltre che ad un mutuo estinguibile in settanta anni circa.
Peculiare dello studente in procinto di venire esaminato (29 luglio, 42 gradi all’ombra, l’asfalto che si liquefà e gli amici che sguazzano al mare) o dello spasimante fantozziano che sta per chiedere il primo appuntamento alla stangona 90-60-90 cui tutti sbavano dietro, è attendere il proprio turno ripetendo con fare hollywoodiano la frase ad effetto per cui hanno perso il sonno… ma prendendo atto, povere anime in pena, d’essersi improvvisamente trasformanti in mostri balbuzienti.
Di grande fascino è l’attesa della femme solitaria: segnali di fumo velano la sua bocca rubina, accavalla le gambe e poi batte ritmicamente il piede sul pavimento, uno sguardo al fondo del bicchiere di gintonic, uno all’entrata del locale. Lui non arriva. “Un altro gintonic, per favore. Con doppio gin”. Si passa le mani tra i capelli , controlla l’ora: trentotto minuti di ritardo. “Starà rimboccando le coperte a sua moglie, il vile”. Il cameriere si avvicina, le porge il drink, lei lo beve tutto d’un sorso. “Due minuti. Gli dò ancora due minuti. O sarà finita, per sempre”. Ma instancabile è l’amante quando attende…
In forma di dibattito culturale si sviluppa l’attesa nelle sale d’aspetto dei medici di famiglia o alle file degli sportelli di poste, banche, supermercati ed uffici pubblici: l’incompetenza del personale è il tema che più soddisfa l’istinto aggressivo-compulsivo di chi attende, ma infinite sono le risorse oratorie e dialettiche della casalinga o del nonnetto in fila: calcio, politica, aumento delle tasse, malasanità, l’originale ricetta dell’amatriciana con annessa storia di vita della bisnonna, come curare omeopaticamente le emorroidi, come lavare via le macchie di vino rosso dalla camicia di seta bianca della propria figlia alcolista, il buco dell’ozono, i miracoli di Padre Pio e della chirurgia estetica e, dulcis in fundo, PETTEGOLEZZI (italiani, gente discreta…o discreta gente?) : Chi sta con Chi, con Chi stava prima Chi, perchè Chi non sta più con Chi (”si mormora che lei fosse in realtà un travestito…”), dove-come-quando Chi amoreggia con Chi e se Chi finge l’orgasmo o è sincera…ma chi-senefrega!
Filosoficamente problematica è l’attesa esistenziale: il rebus da risolvere è così denso di interrogativi che facile è perdersi nella ricerca stessa della sua soluzione. Chi attende di comprendere il senso della propria esistenza mostra spesso tali caratteristiche: propensione alla vita solitaria, ritmo sonno-veglia non regolare, linguaggio disconnesso o in stile oracolare, repressione dell’istinto sessuale (dunque irritabilità e recidivo acne giovanile), chioma fluente e spettinata con segni di brizzolatura precoce, totale indifferenza a realityshow e riviste femminili nonchè ai must dell’ultima moda e all’igiene personale. La casa è, per l’umano in crisi esistenziale, unico rifugio dal caos del mondo circostante, l’ambiente è dunque austero e buio, in attesa d’essere rischiarito da un’illuminazione divina o dalla torcia a mano di una banda di rapinatori balcanici.
Mitica e romantica è l’attesa di Penelope che tesse e disfà la tela: donna devotissima e d’onore, che mai accettò proproste indecenti perchè certa del ritorno d’Ulisse. E Ulisse tornò, più forte e consapevole di prima, pago d’esperienze e conoscenze…ma lei, la casta Penelope, cosa guadagnò da quella struggente attesa? Forse una coppia di colonnette d’Ercole in scala 1:1000, improbabile souvenir da riporre accanto al focolare (che mancanza di senso estetico,Ulysses!).
Dolciastra e suggestiva è l’attesa della sera, quando la luce comincia ad incupirsi e la mente a rilassarsi. Momento di sospensione cosmica tra quel che già è stato e ciò che non è ancora, senti la voglia di una chiacchierata e un bicchiere di vino o di una passeggiata sul lungomare…socchiudi gli occhi immaginando le onde del mar, poi li riapri: sei imbottigliato nel traffico del rientro serale e non ti resta che attendere la sera ascoltando l’Ondaverde: “Buonasera dal CIS viaggiare-informati…”.
Qui si conclude questa fenomenologia semi-seria dell’attesa, almeno per il momento. A pensarci bene, tanto è il tempo che dedichiamo ad aspettare qualcuno o qualcosa però un dubbio mi si insinua in testa: e se non arriverà?

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